Cloud e domini · · 7 min di lettura

Inoltro email su Google Workspace: come impostarlo dalla console di amministrazione

Come inoltrare la posta di una casella Google Workspace senza entrare nella webmail, e come verificare dal log che l'inoltro funzioni davvero.

In ufficio capita spesso: una casella di servizio riceve notifiche che devono finire sotto gli occhi di una persona precisa, oppure un collega è uscito e la sua posta va dirottata a chi lo sostituisce. Su Google Workspace la soluzione che tutti conoscono è l'inoltro delle email dentro Gmail, ma richiede di entrare nella webmail di ogni utente, e se gestisci venti caselle non è sostenibile. Da amministratore si fa in un altro modo, e la parte che nessuno spiega è come verificare che stia davvero funzionando.

Perché l'inoltro dell'utente non basta

L'inoltro che si imposta dentro Gmail è una preferenza dell'utente, non un'impostazione di sistema. L'amministratore non la vede, non la modifica e non sa nemmeno chi ce l'ha attiva. Per attivarla serve accedere alla casella, e serve il codice di conferma che Google invia all'indirizzo di destinazione: due passaggi che su una casella non presidiata o di una persona uscita dall'azienda diventano un problema.

Lato server esistono due strumenti diversi, e la differenza fra i due è la fonte di metà degli errori: uno sostituisce il destinatario, l'altro aggiunge un destinatario. Scegliere quello sbagliato produce esattamente il sintomo "ho impostato l'inoltro ma non funziona".

Cosa ti serve prima di iniziare

  • Un account con privilegi di amministratore sulla console Google Workspace
  • L'indirizzo esatto della casella di partenza e di quella di destinazione
  • Sapere se la casella di partenza è una casella utente vera, un alias o un gruppo: la differenza conta
  • Dieci minuti di pazienza per la propagazione, che di solito è immediata ma può arrivare a 24 ore

Metodo 1: inoltro dalla casella dell'utente

Ha senso solo se sei già dentro quella casella per altri motivi. In Gmail: ingranaggio in alto a destra, Visualizza tutte le impostazioni, scheda Inoltro e POP/IMAP, Aggiungi un indirizzo di inoltro. Google manda un codice di verifica al destinatario, che va inserito per attivare l'inoltro. Poi selezioni Inoltra una copia della posta in arrivo a e scegli se conservare, archiviare o eliminare la copia originale. Salva in fondo alla pagina, altrimenti non applica nulla.

Se la voce non compare o restituisce errore, l'inoltro automatico è bloccato da criterio: si sblocca in console da App > Google Workspace > Gmail > Impostazioni utente finale > Inoltro automatico. Ricordati di rimettere il criterio com'era se era una scelta voluta.

Metodo 2: mappa degli indirizzi, per dirottare

Serve quando la posta deve smettere di arrivare alla casella originale e andare altrove. In console: App > Google Workspace > Gmail > Routing, sezione Inoltro email mediante mappa degli indirizzi dei destinatari.

  1. Dai un nome alla regola
  2. Nella tabella metti l'indirizzo originale a sinistra e quello di destinazione a destra
  3. Scegli se applicarla a tutti i messaggi in arrivo o solo a quelli provenienti dall'esterno
  4. Salva

Attenzione al punto chiave: questa regola sostituisce il destinatario di busta. Il messaggio non viene consegnato in copia, viene consegnato solo alla destinazione. Se ti aspettavi che restasse anche nella casella di partenza, hai scelto lo strumento sbagliato.

Metodo 3: routing, per duplicare

Serve quando la posta deve arrivare a entrambe le caselle. Stessa pagina, ma la sezione si chiama semplicemente Routing, e si clicca Configura.

  1. Nome della regola
  2. In Messaggi da interessare spunta In arrivo e anche Interni - ricezione, altrimenti le mail scritte da colleghi dello stesso dominio non vengono toccate
  3. Nel menu Modifica destinatario scegli Aggiungi altri destinatari, poi Aggiungi e inserisci l'indirizzo di destinazione
  4. Clicca Mostra opzioni in fondo, sezione Filtro busta, spunta Interessa solo destinatari busta specifici, scegli Destinatario singolo e inserisci l'indirizzo della casella di partenza
  5. Salva

Il filtro busta del punto 4 non è facoltativo. Senza, la regola si applica a tutto il dominio e ogni messaggio di ogni casella finisce in copia alla destinazione.

Prima di testare, verifica il selettore dell'unità organizzativa in cima alla pagina: se salvi la regola su una sotto-unità che non contiene la casella interessata, la regola esiste ma non si applica mai. È l'errore più frequente.

La verifica che chiude il caso: Ricerca log email

Qui sta la differenza fra tirare a indovinare e sapere. In console: Reporting > Ricerca log email. Inserisci l'indirizzo nel campo Destinatario, imposta il periodo e cerca.

Aprendo il messaggio trovi la cronologia completa: quando è stato ricevuto, quando è entrato nella pipeline di consegna, dove è stato recapitato e, soprattutto, la voce Regole con corrispondenze, che nomina esattamente la regola di routing applicata. Se lì compare il nome della tua regola, la configurazione funziona e il problema è altrove. Se non compare, la regola non è stata applicata e devi guardare unità organizzativa, filtro busta e propagazione.

Se non ha funzionato

  • Il log dice che la regola è stata applicata ma il destinatario non vede nulla. L'intestazione A del messaggio resta l'indirizzo originale, quindi cercando per il proprio nome non si trova niente. Va cercato con to:indirizzo-originale@dominio
  • Le notifiche dei social e dei servizi finiscono nella scheda Social o Promozioni. Gmail le classifica automaticamente e non arrivano in Principali. Vale la pena creare un filtro che le etichetti
  • Due regole in conflitto. Se hai lasciato attiva una mappa indirizzi e ne hai aggiunta una di routing sullo stesso indirizzo, si contendono lo stesso messaggio e il comportamento diventa imprevedibile. Tienine una sola
  • L'indirizzo di partenza è un gruppo, non una casella. La consegna la gestisce il gruppo e le regole di routing non si applicano come ti aspetti: in quel caso basta aggiungere la persona come membro del gruppo
  • Hai testato subito dopo il salvataggio. Aspetta dieci minuti e manda il test da un indirizzo esterno al dominio

Domande frequenti

L'inoltro lato server lascia una copia nella casella originale?
Dipende dallo strumento: la mappa degli indirizzi no, sostituisce il destinatario. Il routing con Aggiungi altri destinatari sì, duplica il messaggio.

Posso impostare l'inoltro per molti utenti senza farlo uno a uno?
Sì, con lo strumento a riga di comando GAM si gestiscono gli inoltri via API senza accedere alle caselle. Verso destinazioni esterne al dominio resta però il vincolo del codice di conferma, quindi per quelle conviene il routing.

Chi riceve la posta inoltrata può rispondere come la casella originale?
Non automaticamente. Serve configurare l'invio per conto di quell'indirizzo, oppure una delega della casella, che spesso è la soluzione più pulita quando due persone devono gestire la stessa corrispondenza.

In sintesi

Da amministratore l'inoltro si imposta dal routing di Gmail, scegliendo fra sostituire il destinatario e aggiungerne uno. Prima di dichiarare che non funziona, apri la Ricerca log email: in trenta secondi ti dice se la regola è stata applicata e dove è finito il messaggio, e nella maggior parte dei casi scopri che la posta è arrivata ma nessuno la stava cercando nel posto giusto.

Se la posta aziendale è distribuita su caselle di servizio, alias e inoltri messi negli anni senza uno schema, il problema non è la singola regola ma l'assenza di una mappa di chi riceve cosa. Ne parliamo nell'articolo del blog dedicato a quando una PMI ha davvero bisogno di un IT manager.

Se preferisci non passarci il pomeriggio, ce ne occupiamo noi: Bitle affianca aziende e studi professionali con assistenza IT e con la figura dell'IT manager a chiamata, su Google Workspace e Microsoft 365.

Se il problema non è su un PC ma su venti

Queste guide nascono da assistenze vere, fatte in aziende e studi professionali. Se lo stesso problema si ripresenta su più postazioni, o se preferisci che ci pensi qualcun altro, Bitle offre assistenza IT e la figura dell'IT manager a chiamata: diagnosi, intervento e, quando serve, il piano per non ritrovarsi nella stessa situazione.

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